
Agli
Aragonesi subentrarono i Borboni, che rimasero in Calabria fino all'unità
d'Italia (1860). Bova tentò varie volte di insorgere contro i Francesi,
sobillata dai fratelli Vitale (conseguentemente fucilati). Intanto il
feudalesimo continuava a imperare.
La fiorente
classe intellettuale, composta da studiosi, scrittori, umanisti, filantropi,
esortava i proprietari terrieri a coltivare le terre in modo razionale
affinché la Calabria potesse inserirsi a pieno titolo in un'Europa aperta.
Ciò avrebbe certo comportato la diminuzione dei privilegi della classe
feudale, che era stata comunque formalmente abolita fra il 1806 e il 1815.
L'unità
d'Italia, che sembrava liberare il Meridione dal giogo delle dominazioni,
in verità segno un profondo isolamento delle aree grecaniche, soprattutto
con l'indizione dei nuovi programmi scolastici ministeriali. La stessa situazione
economica venne mantenuta nella sua inaccettabilità.
Iniziò
l'emigrazione: intere generazioni di cittadini Bovesi abbandonarono la loro
terra emarginata; molti di loro finirono per apportare vantaggi all'economia
e alla cultura dei Paesi che li avrebbero ospitati.
